E' morto Moggi, evviva Moggi
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{mosimage}di Andrea Ferrari
assessore alla cultura del Comune di Lodi Lo scandalo di "Maggiopoli" così come è stato definito da alcuni giornalisti che non facevano parte di quel sistema si differenzia dagli scandali calcistici passati per una caratteristica ben precisa: non sono coinvolti i calciatori. Negli anni 80, quelli di Paolo Rossi e del Milan (aihmè) in serie B, si sono scoperte partite comprate, portieri "distratti" e cannonieri o presunti tali che sbagliavano clamorosi goal a portieri ormai battuti. Per molti calciatori il lunedì, oltre al riposo dalle fatiche domenicali, significava passare all’incasso con la complicità di qualche amico fidato delle scommesse effettuate.
Gli anni sono passati rapidamente, i ritiri delle squadre di calcio, magari fatti con gli elicotteri e la cavalcata delle valchirie come sottofondo, sono diventate un business televisivo. Il calcio, smarrita ogni vena romantica, dominato dalle tv a pagamento è diventato un gioco per un club di pochi ricchi che si contendono scudetti e qualificazioni in Champions League. Gli scudetti vinti da Cagliari, Verona o Napoli sono elementi utili solo per i manuali della storia del calcio.
I PM napoletani spiegano dettagliatamente che il "sistema Moggi" influisce sugli arbitri per determinare il risultato e non lo fa pagandoli ma agendo sul loro destino. Moggi interveniva direttamente sui designatori nella predisposizione delle "griglie propedeutiche al sorteggio".
Abbiamo letto e ascoltato alla televisione o tramite internet tante intercettazioni, alcune divertenti, altre davvero sorprendenti. Spesso abbiamo la memoria corta e tendiamo a dimenticare episodi che – sia pure nel contesto calcistico – rivelano una volontà di stravolgere la realtà utilizzando non solo arbitri e dirigenti sportivi ma anche giornalisti che per il loro prestigio sono in grado di influenzare l’opinione pubblica, cioè noi stessi. Giornalisti che avrebbero dovuto denunciare e impedire la nascita del sistema e che invece per interesse economico, per riscuotere un favore al momento giusto, per avere magari una maglietta di Del Piero hanno tradito.
Giorgio Tosatti, principe degli opinionisti, penna di prestigio del Corriere della Sera parla con Luciano Moggi dopo la partita Juventus-Djurgarden preliminare di Champions League del 2004(per la cronaca finita 2-2) e si sfoga concordando con Moggi gli insulti all’arbitro.
Ignazio Scardina, nome sconosciuto, ha un potere immenso in RAI, decide i giornalisti da inviare nei campi di calcio ogni domenica. Anche in questo caso intercettazioni puntuali rivelano che la griglia dei giornalisti da inviare era concordata con Moggi così dopo la partita Lecce-juve (0-1), Ciro Venerato, giornalista RAI inviato a Lecce, telefona a Moggi dicendogli: «Ti volevo dire che mai come oggi ho goduto alla faccia di quello (…) di Zeman».
In televisione il sistema non perdeva un colpo. Nella maggior parte delle trasmissioni sportive ogni ospite era concordato. Il caso più clamoroso è il Processo di Biscardi in cui Moggi dettava legge. Due intercettazioni danno il senso di come la trasmissione fosse completamente manipolata: per nascondere sviste arbitrali suggeriva a Biscardi ("non lo far vedere ‘sto rigore…era fuorigioco di cinquanta centimetri? Falli diventà venti…") o per tenere basso il processo alla Juve sul caso doping. Così il 25 ottobre 2004 Moggi chiama Biscardi "stasera sfuma il processo per il caso doping" e Biscardi gli risponde "certo, certo" e poi le intercettazioni proseguono per definire insieme gli ospiti da invitare al Processo.
Domenica Moggi è comparso ancora in televisione, sulla rete pubblica omaggiato da un Ministro della Repubblica. Nei prossimi giorni inizierà una collaborazione a pagamento con Telelombardia (il compenso non è stato rivelato). Probabilmente vedremo ancora apparire in televisione il faccione sorridente e rassicurante di Giorgio Tosatti e magari tanti inviati nei campi sportivi continueranno ad essere di parte. Dov’è lo scandalo? forse che viviamo in un paese che troppo spesso si indigna e urla la forca per chi compie piccoli reati ma strizza l’occhio a chi dimostra, alla faccia di tutti e di tutto, di essere il più furbo.
assessore alla cultura del Comune di Lodi Lo scandalo di "Maggiopoli" così come è stato definito da alcuni giornalisti che non facevano parte di quel sistema si differenzia dagli scandali calcistici passati per una caratteristica ben precisa: non sono coinvolti i calciatori. Negli anni 80, quelli di Paolo Rossi e del Milan (aihmè) in serie B, si sono scoperte partite comprate, portieri "distratti" e cannonieri o presunti tali che sbagliavano clamorosi goal a portieri ormai battuti. Per molti calciatori il lunedì, oltre al riposo dalle fatiche domenicali, significava passare all’incasso con la complicità di qualche amico fidato delle scommesse effettuate.
Gli anni sono passati rapidamente, i ritiri delle squadre di calcio, magari fatti con gli elicotteri e la cavalcata delle valchirie come sottofondo, sono diventate un business televisivo. Il calcio, smarrita ogni vena romantica, dominato dalle tv a pagamento è diventato un gioco per un club di pochi ricchi che si contendono scudetti e qualificazioni in Champions League. Gli scudetti vinti da Cagliari, Verona o Napoli sono elementi utili solo per i manuali della storia del calcio.
I PM napoletani spiegano dettagliatamente che il "sistema Moggi" influisce sugli arbitri per determinare il risultato e non lo fa pagandoli ma agendo sul loro destino. Moggi interveniva direttamente sui designatori nella predisposizione delle "griglie propedeutiche al sorteggio".
Abbiamo letto e ascoltato alla televisione o tramite internet tante intercettazioni, alcune divertenti, altre davvero sorprendenti. Spesso abbiamo la memoria corta e tendiamo a dimenticare episodi che – sia pure nel contesto calcistico – rivelano una volontà di stravolgere la realtà utilizzando non solo arbitri e dirigenti sportivi ma anche giornalisti che per il loro prestigio sono in grado di influenzare l’opinione pubblica, cioè noi stessi. Giornalisti che avrebbero dovuto denunciare e impedire la nascita del sistema e che invece per interesse economico, per riscuotere un favore al momento giusto, per avere magari una maglietta di Del Piero hanno tradito.
Giorgio Tosatti, principe degli opinionisti, penna di prestigio del Corriere della Sera parla con Luciano Moggi dopo la partita Juventus-Djurgarden preliminare di Champions League del 2004(per la cronaca finita 2-2) e si sfoga concordando con Moggi gli insulti all’arbitro.
Ignazio Scardina, nome sconosciuto, ha un potere immenso in RAI, decide i giornalisti da inviare nei campi di calcio ogni domenica. Anche in questo caso intercettazioni puntuali rivelano che la griglia dei giornalisti da inviare era concordata con Moggi così dopo la partita Lecce-juve (0-1), Ciro Venerato, giornalista RAI inviato a Lecce, telefona a Moggi dicendogli: «Ti volevo dire che mai come oggi ho goduto alla faccia di quello (…) di Zeman».
In televisione il sistema non perdeva un colpo. Nella maggior parte delle trasmissioni sportive ogni ospite era concordato. Il caso più clamoroso è il Processo di Biscardi in cui Moggi dettava legge. Due intercettazioni danno il senso di come la trasmissione fosse completamente manipolata: per nascondere sviste arbitrali suggeriva a Biscardi ("non lo far vedere ‘sto rigore…era fuorigioco di cinquanta centimetri? Falli diventà venti…") o per tenere basso il processo alla Juve sul caso doping. Così il 25 ottobre 2004 Moggi chiama Biscardi "stasera sfuma il processo per il caso doping" e Biscardi gli risponde "certo, certo" e poi le intercettazioni proseguono per definire insieme gli ospiti da invitare al Processo.
Domenica Moggi è comparso ancora in televisione, sulla rete pubblica omaggiato da un Ministro della Repubblica. Nei prossimi giorni inizierà una collaborazione a pagamento con Telelombardia (il compenso non è stato rivelato). Probabilmente vedremo ancora apparire in televisione il faccione sorridente e rassicurante di Giorgio Tosatti e magari tanti inviati nei campi sportivi continueranno ad essere di parte. Dov’è lo scandalo? forse che viviamo in un paese che troppo spesso si indigna e urla la forca per chi compie piccoli reati ma strizza l’occhio a chi dimostra, alla faccia di tutti e di tutto, di essere il più furbo.
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Beh, si parla di Moggi e Moggiopoli, di cui si è discusso tanto. Anche e soprattutto su Titonline.
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grande gaetano, sei stato grande!!!!
ma qui cè monopolio, peggio del comunismo.......
noi siamo poveri ospiti0 Mi piace -
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mi devo mettere una fabbrica di magliette, così divento ricco come quell'altro imprenditore di nome "che"...le sue magliette vanno a ruba e pure le fanno solo in un colore. Veramente un genio del marketing era quest'argentino!
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co tutti i soldi che si è fatto con le magliette gli anno dato pure il diritto di inserire una parola nel dizionario italiano "che" si pronuncia in un modo diverso.
Che capitalista sto guevara0 Mi piace
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Commenti (17)