Emanuel Scaglione, vincitore della 24esima edizione del fantacalcio di Titonline

Ha dovuto ricercare il giusto equilibrio tra istinto e analisi, ha dovuto settare bene tutti i parametri razionali e allinearli a quelli emotivi per dar compimento a un’investitura che a un certo punto sembrava una maledizione. Ha interpretato la stagione con saggezza e lucidità, aspettando il momento giusto per balzare al comando; da lì, ha condotto la nave in porto tracciando una rotta sicura, senza la minima incertezza. Emanuel Scaglione, manager informatico appena trentenne, ha guadagnato da giovanissimo il diritto ad accomodarsi alla tavola degli esperti. Oggi si capisce il perché.

Molti anni fa, a specifica domanda, tuo fratello Giuseppe, uno degli allenatori più esperti e titolati del fandachiandu, ti aveva designato come un assoluto talento e come il sicuro vincitore di una delle prossime edizioni. Quanto ha pesato quella aspettativa? Oggi ti senti più felice o sollevato?
Ha pesato il giusto. È in generale una cosa che mi porto nella vita: provare a non deludere le aspettative delle persone più care. Il fantacalcio è sempre stata una mia passione, quindi ci tenevo a vincere sia per me stesso, sia per dimostrare che fossi all'altezza della stirpe e proseguire la dinastia (ride). Anche per questo ho spesso provato ad evitare squadre in società, volevo vincerla da solo. Dopo una quindicina di tentativi ci sono riuscito. Mi sento felice e sollevato. 
                                 
Tra l’altro hai centrato il doblete, è successo di rado. Vuoi toglierti qualche sassolino dalla scarpa?
No, nessun sassolino: ho sempre avvertito la fiducia degli altri, pur non essendo titolato mi è stato sempre riconosciuto uno status, soprattutto dai miei coetanei con cui ho partecipato ad altri fantacalcio. Qualche soddisfazione me la sono tolta, ma mancava la ciliegia sulla torta, il fantacalcio dei grandi...

Quando hai capito che poteva essere l’anno giusto? E quale squadra hai temuto di più?

Dopo la sosta di gennaio pensavo di avere una rosa più lunga delle altre. Sapevo di poter avere più cartucce, più frecce al mio arco per variare e provare a recuperare, perché allora ero leggermente dietro. Giocatori non consueti come Krstović e Berardi mi hanno dato qualche spunto, anche con un po’ di fortuna perché a volte sono subentrati dalla panchina. La squadra che ho temuto di più è stata sicuramente Asterix&Obelix. È stata lì fino all'ultima sessione di mercato, in cui ho potuto coprirmi e giocare in difesa.

Da autore della caccia al tesoro, sei abituato a formulare gli enigmi. Nel corso della stagione, qual è stato l’enigma più difficile che hai invece dovuto sciogliere?
Sicuramente il nodo attacco. Non solo nel corso della passata stagione, ma proprio nella mia storia da giocatore è il settore su cui ho sbagliato di più. A gennaio ho dunque cercato di allargare la platea degli attaccanti, per avere più possibilità di centrare quelli giusti. Mi hanno permesso di fare plusvalenze e poi ho concluso in scioltezza amministrando, prendendo Lautaro che avevano dietro di me e Vlahovic come scommessa che ha pagato perché lo avevano anche altri.

E il punto, il momento della svolta?

Appunto le plusvalenze in attacco sono state il punto di forza, insieme alla difesa, competitiva dall’inizio e mai toccata sostanzialmente. Sia titolari che i panchinari hanno pagato. Ho dovuto cesellare e sistemare i dettagli. Nel reparto offensivo, avendo più soluzioni a disposizione, ho potuto alternare e puntare sui top nel momento in cui contava.

Tuo fratello Giuseppe si chiede se da ora in poi cambierà qualcosa nel tuo approccio al gioco: il cinismo e la razionalità prenderanno il sopravvento rispetto all’istinto? Avvertirai il peso di dover essere sempre al top o continuerai a vivere il fandachiandu come sempre?
All'inizio della mia esperienza ero molto più impulsivo. Cercavo di scegliere giocatori che mi appassionavano, inseguivo scommesse personali spesso non basate su fondamenti razionali. Mi reputo un pragmatico e sono un ingegnere nella vita, per me la statistica è sempre stata molto importante nella scelta dei calciatori, negli ultimi tempi forse troppo. 

Qual è l’elemento che ti ha trasformato da competente a vincente?
La competenza deriva proprio dal fatto che ho sempre avvertito attrazione, una vera passione, nei confronti delle statistiche. Se però si resta ancorati troppo al mondo dei numeri, in un gioco spesso imprevedibile come il calcio – e di conseguenza per il fantacalcio – si ha una visione stretta. Bisogna pertanto avere, dal mio punto di vista, una lettura tra le righe per poter anticipare qualche mossa, per vedere qualcosa prima i numeri non dicono ancora. Quando ci arrivano i numeri può essere già tardi. In definitiva, direi che in questa stagione ho usato più intuito rispetto a quelle immediatamente precedenti e meno rispetto a quello che mi ha frenato nelle primissime edizioni. Un giusto equilibrio: fondamenti razionali uniti allo spunto e alla “competenza” di un appassionato di calcio che lo guarda con un occhio critico.

Sei un ingegnere informatico, vivi a Torino, ti troviamo adesso anche in sorprendete forma muscolare ed è lampante che alleni il corpo con disciplina. Com’è inserita la composizione della formazione nella tua routine?
Titonline è l'unica formazione prioritaria, l'unica che ha un suo momento dedicato che è tipicamente un'ora prima dell'inizio delle partite. Quello è il mio momento ideale. Quando sono in giro o sono impegnato al lavoro ho comunque una sveglia puntata. Non sono una persona previdente, sono soggetto all'imprevisto, non compongo la formazione con largo anticipo.

Sempre da informatico: credi che l’intelligenza artificiale avrà un impatto sul gioco? L’hai utilizzata, la utilizzerai, e per cosa?
Su questo ho una storia vera. Lavoro in un'azienda di tutti ingegneri informatici e l'intelligenza artificiale è il fulcro del nostro lavoro, occupandoci di introdurla nelle aziende clienti. Tutti i miei colleghi sono competenti in questo settore e, da due anni, nell'asta del nostro fantacalcio interno abbiamo inserito una squadra creata dall’AI. Questa squadra non ha vinto, si è sempre posizionata a metà classifica. Quello che mi porto a casa dall’esperienza è che sicuramente nella lettura delle statistiche, nell'anticipare dei trend, può essere utile; ma non un'intelligenza artificiale generalista, non Chatgpt: bisogna addestrare un modello ad-hoc, con le statistiche degli anni precedenti, con lo storico degli infortuni, l'impatto casa-trasferta, le partite, i mister, le fasi dell'anno… Ci sono tanti fattori e tante variabili che possono darti un vantaggio, però oggi preferisco metterci il mio contributo più che quello dell’intelligenza artificiale perché credo ancora che il fattore umano faccia la differenza, nel fantacalcio come nella vita. Non ci rimpiazzerà nel breve. 

Ti aspetti che la formazione di intelligenza artificiale, nei prossimi anni, si posizioni sempre meglio nel vostro torneo? 
Dipende dalla qualità dei dati a disposizione, che nel tempo migliora, e dalla competenza delle persone che vanno ad addestrare quel tipo di algoritmo. Non credo che Chatgpt o Gemini o i vari competitor domani mattina possano darci un contributo sostanziale, ma credo fermamente che qualcosa fatto su misura possa migliorare negli anni, migliorando i dati. Noi diciamo “garbage in, garbage out”, spazzatura dentro, spazzatura fuori. Pulire i dati, contestualizzarli, controllo umano competente, validazione. Ci vorrà tempo.

Sbilanciati su un paio di nomi per la prossima stagione, una conferma e una sorpresa.
Tra i big sicuramente vedo la conferma di Dimarco, anche se quest'anno ha una quota proibitiva. Da come è partito nel precampionato e dal modo di giocare dell’Inter, sarà un attaccante aggiunto, o come minimo un centrocampista offensivo. Come nuovi, reputo interessanti i terzini che ha acquistato il Como, entrambi di spinta. Yan Couto può essere assimilato a Cancelo da un certo punto di vista, Kaiki è molto strutturato e dovrebbe andare a saltare sui calci piazzati. Devono guadagnarsi il posto, però. 

A casa Scaglione si consumerà adesso un sotteso, o esplicito, conflitto interno? E Samuel
(il nipote di Emanuel, dieci anni, figlio di Giuseppe, ndr) is the new Emanuel? Gli diamo già la pettorina da capitan futuro? 
Non ci sarà un conflitto, ma adesso almeno possiamo guardarci alla pari. Raggiunto l’obiettivo, anche la squadra in comproprietà può essere gestita con maggiore serenità. Riguardo Samuel: non voglio caricarlo di aspettative come è successo a me, ma dico che sicuramente è un ragazzino appassionato al mondo del calcio e alle statistiche, ha una personalità analitica. Ha tutte le caratteristiche, è sulla strada giusta.

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