Lettera aperta al Sindaco di Tito

Gent.mo sig. Sindaco,
le indagini archeologiche condotte in questi ultimi anni, in particolare all'interno del complesso urbanistico della Satrianum medievale, dalla Scuola di Archeologia di Matera diretta dal prof. Massimo Osanna, hanno restituito dati molto significativi per la conoscenza della storia, non solo locale, del nostro territorio.
Il centro medievale di Satrianum, che si è sovrapposto, dopo secoli di abbandono, a un più antico insediamento frequentato a partire dal secondo millennio a.C. e strutturatosi, come comunità stabile e organizzata, dalla metà dell'VIII secolo a.C. e fino agli inizi del II secolo a.C., nuovamente occupato almeno dalla metà dell'XI secolo e definitivamente abbandonato nella prima metà del XV secolo, è stato oggetto di numerose, interessanti campagne di scavo.
Le ricerche condotte nell'area della chiesa cattedrale hanno permesso di ricostruirne sia la planimetria sia le trasformazioni dell'originario impianto, databile tra i secoli XI e XII, e di riportare alla luce numerosi edifici, tra i quali l'episcopio, destinati a ospitare la comunità ecclesiastica, oltre alla cisterna per la raccolta di acque piovane e a molte sepolture, anche collettive, col rinvenimento di numerosi inumati.

Al polo opposto, le indagini relative al complesso architettonico della torre normanna (già in ottimo stato di conservazione e, oggi, adeguatamente restaurata), centro del polo politico-militare e presidio di un complesso agglomerato demico, hanno rivelato la trama urbanistica di numerosi edifici, allineati lungo tutto il crinale dell'altura, disegnando un articolato insediamento abitativo (dalle caratteristiche strutturali e funzionali ben distinte), chiuso e fortificato da una cinta muraria di notevole estensione.
La restituzione, alla comunità locale, dei risultati degli scavi rischia, però, di essere compromessa dalle difficoltà di accesso all'area archeologica: la recinzione dell'intera zona (che comprende la torre normanna, la chiesa cattedrale, le abitazioni private, i laboratori e le botteghe, le fosse delle sepolture...) e l'impossibilità di organizzare visite guidate sottraggono alla pubblica fruizione un patrimonio culturale di notevole importanza.
Per questo motivo, ci consenta di presentarLe queste nostre minime osservazioni, e voglia raccogliere il nostro invito finale.

La tutela e conservazione del patrimonio culturale, come ha solennemente affermato nei suoi principi il "Codice dei beni culturali e del paesaggio", non può prescindere dalla sua valorizzazione, che deve essere finalizzata a «preservare la memoria della comunità nazionale» (art. 1).
I beni del patrimonio culturale (e, tra questi, le aree di interesse archeologico) sono «destinati alla fruizione della collettività» (art. 2) e, a questo scopo, la norma aggiunge che i comuni «assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione» (art. 1).
La stessa tutela, le cui funzioni possono esplicarsi anche attraverso provvedimenti volti a regolare comportamenti inerenti al patrimonio culturale, per garantirne conservazione e integrità, deve consistere nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette «a garantire la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione» (art. 3).
Non solo. Gli enti pubblici territoriali, oltre alla tutela e alla conservazione, sono altresì chiamati alla valorizzazione del patrimonio culturale: e la valorizzazione, ricorda sempre il richiamato Codice, consiste nella disciplina delle «attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso» (art. 6).
Crediamo, ancora, che nessuno ignori il fatto che il pericolo di vivere un presente confuso, disperso, privo di spessore storico, si fugge solo rispondendo al bisogno di conoscenza del passato, che sola può assicurare saldezza all'identità collettiva, ovvero alla consapevolezza delle proprie radici e dei propri possibili sviluppi.
A questo proposito, non sarà fuori luogo volgerci a un altro tempo e a un'altra epoca della nostra storia e, così, accogliere l'invito, formulato oltre un secolo fa dal nostro illustre concittadino e parroco, don Giuseppe Spera, uomo di grande cultura e devozione (sacerdote e insegnante, alla fine dell'Ottocento, nel liceo classico della Badia benedettina di Cava dei Tirreni e in quella di Montecassino), che, nei suoi Saggi estetico-storico-critici pubblicati a Potenza nel 1870, dopo aver messo in guardia sul fatto che «l'abbiezione di un popolo comincia con lo estinguersi la sua coltura» (p. 78), così ci sollecitava: «Studiamo la nostra storia del passato, ed in essa impareremo le glorie degli avi, onde emularle, e i loro vizii, onde sfuggirli» (p. 237).
Pertanto, nel rispetto dei principi fissati dal "Codice dei beni culturali e del paesaggio", desideriamo richiamare l'Amministrazione comunale a esercitare le funzioni di protezione, di conservazione, di valorizzazione del patrimonio culturale di Tito e, in particolare, dell'area archeologica di Satrianum, adottando quelle misure idonee ad assicurarne la migliore fruizione da parte dell'intera comunità, nella consapevolezza che, solo rispondendo adeguatamente al desiderio di conoscenza e riappropriazione del passato, non sarà stato vano l'impegno (anche finanziario) profuso in questi recenti anni dall'Amministrazione comunale.

In conclusione, ci consenta di riprendere le Sue parole e, condividendone interamente il significato, ricordare a tutti che da queste ricerche «sono scaturite per i titesi la conquista di una chiara identità e insieme l'acquisizione di una piena e matura consapevolezza del dovere di salvaguardare, diffondere, tramandare un patrimonio di inestimabile valore» (nella premessa al volume Lo Spazio del potere, che ha raccolto gli atti del secondo convegno di studi su Torre di Satriano, tenutosi a Tito il 27 e 28 settembre 2008 e pubblicato, a cura del prof. Osanna, nel 2009).
Nel ringraziarLa dell'attenzione che vorrà concederci, La salutiamo cordialmente.

Gino Curreli e Renato Laurenzana

> La risposta del sindaco Pasquale Scavone

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