quotidiano11102011_risalendotito_w300Né vermi, né trote, né capitoni, né rane e neppure i rospi, i più duri a morire: come mai Acqedotto ha regalato acqua alla fiumara?

Caro sindaco di Tito, venerdì 30 settembre 2011 ho deciso di andare a visitare la fiumara del suo paese ed in particolare i posti dove pescavo 40 anni fa. Deve sapere che mia madre è nata a Tito e, quando si è sposata, si è trasferita definitivamente a Potenza. Anche allora il fascino della vita in città attraeva una giovane donna, figlia di contadini. Quando ero bambino mi portava con il "postale" a Tito, quello che nelle curve suonava facendo "popi popi".

Durante l'estate, addirittura, stavo una settimana e dormivo nella casa di mio nonno, che si trovava alla fine dei "calanconi", vicino a Mario, una guardia forestale, allevatore di cani da caccia. La mattina mi svegliava non solo il calpestio sulla pietra degli zoccoli degli asini che dal paese, all'alba, si recavano nei campio con il loro padrone ma anche il cinguettio dei passeri e il garrito delle rondini che facevano il nido sulla terrazza con tra archi della casa di mio nonno.

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