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Mourinho
Post Mourinho
da Giancarlo Riviezzi il 12/11/2008 19:12

Inserisco un bell'articolo del Riformista, a firma Massimiliano Gallo, con l'auspicio possa essere spunto di riflessione e di dibattito.

MOURINHO
Meritocratico, incorrect e poco incline all'inciucio. Perciò l'Italia lo detesta

Usa i media come Berlusconi. Non teme i giornalisti, anzi litiga con Sconcerti. Gli interisti non lo amano (segno che sta facendo bene)...

«Lo so perché difendi Mancini. Mi hanno detto. Tu sei amico di Mancini». «Io sono amico di tutti. Vado a cena con tutti, anche con lei posso andare a cena». «Io a cena con te non vengo, perché non sei mio amico. Io vado a cena solo con i miei amici. Se vogliamo parlare di calcio, parliamo di calcio». Così il battibecco tra José Mourinho e Mario Sconcerti domenica pomeriggio negli studi di Sky, subito dopo Inter-Udinese. L'allenatore portoghese si è scusato per il tu («lo uso per semplificare perché non parlo bene l'italiano»), ma il succo era abbastanza chiaro. Sconcerti ha poi diffidato Mourinho dal ripetere quelle cose, offensive della sua indipendenza giornalistica. Il tutto era nato da una domanda del giornalista sul paragone - a suo dire - improprio fatto da Mourinho tra la prima Inter di Mancini e la prima del portoghese. «Mancini aveva preso una squadra perdente - ha spiegato il giornalista del Corriere - La sua Inter, invece, è reduce da due scudetti consecutivi».

Questo il fatto. Questa la cronaca. Ma quel che c'è dietro è più interessante. Dietro, c'è un allenatore che sa di comunicazione come pochi altri. E che squarcia un velo d'ipocrisia, cosa che nell'Italia del calcio equivale a una bestemmia. È vero, e non c'è nulla di male, che Sconcerti sia amico di Mancini. Questo non ne sminuisce lo spessore giornalistico. Fu Sconcerti, da direttore sportivo, a volere il Mancio sulla panchina della Fiorentina quando non aveva ancora il patentino per allenare. E non c'è nulla di male che Mourinho non voglia andare a cena con lui. Capita. Prima di lui, solo Zeman osò attaccare la prima firma sportiva del Corriere, Giorgio Tosatti. Guarda caso, due stranieri.

Mourinho è antipatico. Per definizione. Perché guadagna troppo, perché è arrivato a bordo della sua tracotanza. Perché è figo. Perché sa usare i mass-media come nessun altro. Forse solo come Silvio Berlusconi. E come Berlusconi sa far girare i riflettori a proprio piacimento. Che cosa fa il presidente del Consiglio se Fini accusa il suo governo di ricorrere troppo alla fiducia? Dà dell'abbronzato a Obama e per giorni non si parla che di questo. Che cosa fa Mourinho se la sua squadra batte l'Udinese al 90° con un arbitraggio favorevole (su tutto la mancata espulsione di Cordoba) e con un gol di chi lui aveva messo fuori squadra? Coglie la palla al balzo e attira su di sé giornalisti e telecamere. Si parlerà di me, non di Cruz. Ma le affinità tra i due finiscono qui, considerando la predilezione dell'allenatore interista per la meritocrazia. Mourinho sposa il progetto dell'Inter e lavora affinché l'Inter vinca e possa farlo nel tempo. Mourinho educa il suo Paese (l'Inter). Stabilisce regole, chiude un occhio alla prima infrazione, li socchiude entrambi alla seconda. Ma alla terza agisce di conseguenza. Come ha fatto con Adriano. E lo mette in punizione. Una, due, tre, quattro volte, pur riconoscendone il valore. «Se accetto che qualcuno si comporta diversamente, mancando di rispetto ai suoi compagni, vuol dire che non faccio bene il mio lavoro». Un concetto ovvio nella sua semplicità, eppure proprio per questo rivoluzionario in Italia. I risultati li ottieni con la fatica, col sudore, a prescindere dal talento che madre natura ti ha dato. Fantastico. E non ci sono né figli né figliastri. Lo ha dimostrato domenica sostituendo il suo pupillo, quel Quaresma oggetto misterioso. «Gli ho dato tre chance, come a Mancini (il giocatore, non l'allenatore). Non le ha sfruttate». Non solo, ma "la trivela" si è reso colpevole di quello che Mou considera il peccato più grave: l'egoismo. Ha preferito calciare invece di servire il libero Ibrahimovic. E infatti non è rientrato in campo nel secondo tempo. Mourinho non lo ha perdonato, non ha pensato che gli potesse risolvere la partita (lui lo considera un giocatore forte, non si può prescindere da questo). Ha fatto valere il codice di comportamento. Senza eccezioni. Al punto da sostituirlo con chi aveva precedentemente punito, Cruz. Qualcuno dirà che Mou è anche altro. È scorrettezza, o meglio, è politicamente scorretto. Come quando ha dato del settantenne a Ranieri. I due non si amano. E lui non fa nulla per nasconderlo. Non è stato un signore, ma ha detto quel che pensava. E che fino a oggi è la verità, tra l'altro: Ranieri non ha ancora vinto niente. Anche se la sua Juve ora fa faville.
Mourinho, nella sua logica, è molto semplice. Se valgo, vinco. Se perdo, vado a casa, senza paracadute. Roba da sant'uffizio per noi. E i commenti non entusiastici degli interisti (la nostalgia per Mancini c'è, eccome, anche qui in redazione) ci fanno pensare che - al di là del gioco espresso, finora non particolarmente brillante - Mou stia facendo un ottimo lavoro. E che non durerà molto. L'Italia, ahinoi, non fa per lui.

fonte: http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/30655/


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Post Re:Mourinho
da Rocco Sapienza il 13/11/2008 13:56

Concordo in pieno con il pensiero riportato.
Il concetto di allenatore è compreso in maniera differente a seconda dell'interlocutore. Credo che l'allenatore sia in primo luogo il responsabile di un gruppo, ragion per cui vanno stabilite delle regole che tutti devono rispettare. Credo che lui sia il "mago" della comunicazione(a livello di allenatori), è bravo ad attirare l'attenzione su di sè per "proteggere" la squadra da eventuali attacchi della carta stampata. Le stilettate agli avversari (vedi Ranieri) sono "opere d'arte", rispecchiano sempre più la realtà (alla fine Ranieri non ha mai vinto nulla) e spostano sempre l'attenzione: al prossimo Inter-Juve si parlerà di Ranieri-Mou lasciando da parte quelli che erano antichi screzi fra le società. Il paragone con Berlusconi a livello comunicativo credo calzi a pennello, con l'unica differenza che lo "special one" non ha una stampa accondiscente e che anzi con il suo modo di fare se l'è già messa tutta contro.
Naturalmente poi c'è il discorso tecnico. Lavora ad una squadra da 4 mesi, ci sono i risultati, meno il gioco. Anche Mancini ci ha messo un pò a far esprimere il potenziale della sua Inter. Oggettivamente credo che la squadra nerazzurra sia la migliore in Italia e forse in Europa ed è qui che Mourinho si gioca la sua reputazione. Onestamente, non mi piaceva il Chelsea nei suoi anni, pur avendo visto poche gare. Aveva anche lì un ottimo potenziale, ma giocava più a non prenderle che a fare goals. E' una teoria che funziona, ma che a me non piace. I giudizi su Mourinho allenatore dell'Inter li lasciamo ai posteri, sul personaggio invece nulla da dire. E' uno "special one".


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Post Re:Mourinho
da Giancarlo Riviezzi il 14/11/2008 11:11

Commento equilibrato, dettagliato e, da parte mia, condivisibile in toto.


Giancarlo Riviezzi
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