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Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo Pier Paolo Pasolini
Giorno venticinquesimo L'ultimo caso dell'ispettore Del Bosque
Schierare o non schierare Torres? L'ispettore Del Bosque si alliscia i baffi e risolve il caso. Fernando va in panchina. I ventidue in campo inalano la tensione della finale ed espirano un calcio sincopato, gretto. Ci siamo fatti fregare, ce ne accorgiamo presto: non sono Robben e Sneijder i simboli di questa Olanda, meglio rappresentata dal rude Van Bommel. È il writer che al posto dello spray usa i tacchetti e invece che sul muro d'asfalto dipinge sugli stinchi, sui polpacci degli avversari. Lascia segni difficili da cancellare. Impartisce l'esempio anche al resto della crew, il clima si incattivisce. La polizia, interpretata dall'inglese Webb, qualche volta coglie in flagranza le due bande rivali ma lascia tutti a piede libero. Zero a zero, undici contro undici alla fine del primo tempo - è questa la notizia. Gli apostoli del luogo comune predicano che in queste condizioni è la squadra arroccata il più delle volte a godere del vantaggio della situazione. Hanno ragione. L'alieno Robben ha sulla corsa due colossali occasioni, rivelandosi infine terrestre, troppo terrestre. Sulla prima, la più ghiotta, il mio amico Alberto, polpo de' noantri che aveva scommesso in tempi non sospetti sugli orange campione del mondo, capisce che non passerà all'incasso.
"Ahimé! Senza speranza, come io mi sento, pure alla speranza m'abbandono!". La morsa si allenta, i tulipani percepiscono di essere persi ma, come l'Olandese volante di Richard Wagner, ci credono ancora. Il capitano del leggendario vascello è destinato a navigare fino alla fine dei tempi in tutti i mari del mondo, a meno di non trovare una donna che gli offra un amore sinceramente fedele. Soltanto ogni sette anni gli è però concesso di scendere a terra per cercarla. L'Olanda calcistica ne ha dovuti aspettare ventidue. Invecchiata, non ha l'avvenenza di Cruijff né l'eleganza di Van Basten, appena i muscoli di Van Bronckhorst. Gli spagnoli hanno adesso il controllo, le controffensive arancioni si fanno sempre più rade, i marinai si rintanano sottocoperta, nelle stive. Quando perdono un uomo, il mozzo Heitinga, si capacitano che la maledizione non andrà estinta. "Le vele al vento! L'ancora levate! Dite addio in eterno alla terra!". Ad Iniesta l'onore di ricacciarli in mare.
Festa rossa. Vince la squadra più forte, non succede sempre. La Spagna non solo di Xavi, Iniesta, Villa, Piquet, Ramos, Fabregas, ma quella anche di Nadal, Gasol, Lorenzo, Alonso, Contador. Le piazze si riempiono di indigeni e turisti. Non esisterà la notte, non esisterà il domani: la fiesta ha un inizio, non una fine. Sono spagnoli, è movida in ogni caso. Figuriamoci adesso che hanno un motivo per festeggiare.
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rubrica tratta da Virusmedia.it
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